Con: Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Justin Timberlake.
Genere: Biografico
Durata: 2h
David Fincher è un maestro di cinema. Ormai è una cosa conclamata. Con "The Social Network" ha dimostrato ancora una volta di essere uno dei migliori registi in circolazione e la sua filmografia ne è l'ulteriore conferma. Cominciò nel 1992 con un film scottante, un Alien 3 che venne distrutto (in maniera esagerata) da critica e pubblico salvo poi ottenere meritati consensi nel corso degli anni grazie all'home video. Poi sono arrivati capolavori indiscussi come Seven e Fight Club e ottimi film come Panic Room, Zodiac e Benjamin Button. The Social Network non è un capolavoro ma semplicemente un film perfetto. Ammetto che quando lessi che Fincher avrebbe diretto un film sulla storia di Facebook, storsi un pò il naso in quanto non vedevo cosa c'entrasse un regista del genere, esperto di thriller, con un progetto tale. Pensavo che forse questo sarebbe stato il primo vero "incidente di percorso" di un grande regista. Mi sbagliavo. The Social Network non è un thriller ma è come se lo fosse. Il ritmo che ne contraddistingue l'intera durata è serratissimo e questo per merito di una sceneggiatura di ferro, dialoghi coi fiocchi e montaggio impeccabile. Dalla nascita del social network alla conclusione della vicenda non c'è un attimo di tregua e due ore filano via senza il minimo intoppo, il tutto senza l'ombra di un' esplosione. Fincher usa un oliatissimo sistema di flashback per raccontarci come Mark Zuckerberg (Jesse Eisenberg), un geniale studente nerd di Harvard ebbe l'illuminazione di creare un social network che mettesse in comunicazione gli studenti del campus e che permettesse loro di condividere foto, informazioni personali, interessi. I flashback alternano così la genesi e lo sviluppo del progetto facebook con la causa legale in cui venne coinvolto Zuckerberg, reo di aver estromesso quasi totalmente dalla società il migliore amico e co-fondatore Eduardo Saverin (Andrew Garfield), e di aver "rubato" l'idea originale alla base di facebook ai gemelli Winkelvoss (Armie Hammer). Dal punto di vista stilistico, Fincher non ricorre ai virtuosismi di Fight Club e Panic Room ma si affida ad una regia sobria e senza fronzoli. L'intero cast è azzecatissimo, dall'eccezionale Jesse Eisenberg, in odor di nomination, al sorprendente Justin Timberlake nel ruolo del creatore di Napster, Sean Parker. Ormai la pop star puà essere considerata un attore vero e non solo un cantante che ogni tanto si deidica al cinema per sfizio (da rivedere le sue ottime prove in Alpha Dog e Black Snake Moan). Riflettendo sul film, si può dire che non presenti punti deboli di sorta. Certo, se si cerca del "trasporto emotivo", non vi se ne troverà alcuno. Ma emozionare lo spettatore in questo caso non era il vero intento del film. L'intento di "The Social Network" era quello di raccontare in maniera lucida e diretta la storia di un fenomeno che ha rivoluzionato il modo di comunicare di milioni di persone nel mondo, tenendo incollato per due ore alla poltrona lo spettatore. Operazione riuscita? Senza ombra di dubbio! Come non concludere con un "a Lorenzo piace questo elemento!" E a voi?
Con: Sam Worthington, Zoe Saldana, Stephen Lang, Sigourney Weaver, Giovanni Ribisi.
Genere: Fantascienza
Durata: 2h 45min
"L'ultima volta che mi sono sentito così al cinema è quando ho visto per la prima volta Star Wars!" Steven Spielberg
"A Hollywood c'è ancora un uomo che sa come spendere saggiamente 300 milioni di dollari." Roger Ebert, critico cinematografico del Chicago Sun-Times
James Cameron non è un regista qualsiasi. E' un signore che quando decide di fare un film non si limita a mettersi dietro ad una macchina da presa, a gridare "azione!" e a effettuare riprese banali. I suoi progetti sono sempre "larger than life", produzioni di proporzioni epiche in cui non viene risparmiato un dollaro pur di dare al pubblico qualcosa di mai visto.
Per girare i suoi film, Cameron inventa. Nel senso che non gli basta sfruttare effetti speciali all'ultimo grido o macchine da presa dell'ultima generazione. Lui deve creare qualcosa di nuovo.
Lo ha fatto in The Abyss, utilizzando per la prima volta la computer grafica e una versione rudimentale di Photoshop per la realizzazione degli alieni subacquei. Lo ha fatto in Terminator 2, regalandoci effetti speciali mai visti tipo quello (straordinario) del T-1000 a metallo liquido. In True Lies si è "limitato" a sfondare per la seconda volta in carriera (dopo Terminator 2) il record di film più costoso della storia del cinema, salvo poi battere nuovamente questo record con il kolossal dei kolossal Titanic, aggiudicatosi ben 11 statuette. Per non parlare poi del primo, indimenticabile Terminator e del perfetto seguito dello stracult Alien.
Dopo ben 12 anni di inattività, il nuovo progetto del regista canadese non poteva che essere qualcosa di mastodontico, qualcosa che lasciasse il pubblico a bocca aperta e che fosse un'esperienza cinematografica unica. In una parola: Avatar.
Anche stavolta Cameron ha inventato o dato il "la" per inventare. Inventare cosa? Ad esempio un intero mondo alieno con una flora e una fauna originali. Oppure una nuova telecamera 3D che inserisce direttamente nell'immagine durante le riprese il personaggio digitale creato al computer, di modo che si possa vederlo interagire in diretta con l'attore in carne e ossa invece di inserirlo in un secondo momento (http://www.affaritaliani.it/mediatech/avatar_telecamera_3d080110.html). O ancora, ha fatto inventare un linguaggio alieno tutto nuovo costituito da centinaia di parole(http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_Na%27vi).
Citate le invenzioni, togliamoci subito il dente a proposito di ciò che è stato additato da molti come il tallone d'Achille di questo kolossal fantascientifico, vale a dire la trama.
Avatar non ha una storia originale, questo è palese. Detta in poche parole: umani cattivi invadono un pianeta alieno abitato da alieni pacifici per rubare loro un prezioso minerale. Un marine viene mandato tra loro come spia grazie ad un Avatar, un corpo alieno in cui viene trasferita la coscienza dell'umano. Il marine però diventa amico degli alieni, si innamora, passa dalla loro parte. Inevitabilmente scoppia la guerra.
E' indubbio come questa storia sappia di già visto e sentito e i temi trattati siano gli stessi di molti altri film. La vicenda del soldato Jake Sully può essere facilmente paragonata a quella del tenente John Dumbar interpretato da Kevin Costner nello splendido Balla Coi Lupi, film in cui uno yankee socializza col nemico (gli indiani), diventa uno di loro e poi combatte al loro fianco contro i suoi ex commilitoni. La storia d'amore è evidentemente ispirata (parole dello stesso Cameron) a quella arcinota di Pocahontas e del conquistador John Smith, anche se nel caso di Avatar ci sarà lieto fine.
Poi Cameron cita perfino sè stesso, inserendo elementi che un estimatore dei suoi film non può non aver notato. Ci sono i Mech, esoscheletri da combattimento di cui avevamo già avuto un assaggio rudimentale proprio in Aliens (e che Matrix Revolutions aveva già ripreso); il duello finale tra il colonnello Quaritch e Neytiri è una chiara citazione del duello finale tra Ripley e la Alien Queen, anche se stavolta le parti sono invertite (alieno-buono vs. umano cattivo); in apertura abbiamo una carrellata di capsule per il criosonno, proprio come in Aliens; lo stesso tema dell'uomo "distruttore di mondi" era già stato affrontato in The Abyss e volendo si può trovare anche una piccola citazione di True Lies nella scena dell'elicottero, in cui un missile viene usato come appiglio.
Fatte queste considerazioni sulla scarsa originalità della trama, la domanda da porsi è la seguente: è veramente la trama ciò che interessa maggiormente in un film del genere?
La risposta, a mio parere, "deve" essere assolutamente negativa. Mi sembra assurdo e pretenzioso stroncare per la sceneggiatura, un film che è costato 400 milioni di dollari, il cui unico scopo è quello di divertire il pubblico e lasciarlo strabiliato come mai prima d'ora con effetti visivi mai visti e un 3D finalmente non fine a sè stesso. Avatar non deve piacere per forza e tutt'al più si può dire (anche se non vedo come!) che questo 3D tanto in voga non costituisca poi questa gran rivoluzione e non stupisca più di tanto.
Lo scopo di James Cameron era quello di realizzare un film che fosse un' esperienza cinematografica totalmente immersiva, qualcosa di indimenticabile che inaugurasse una nuova era per la settima arte, qualcosa che riportasse la gente nelle sale. Cameron è riuscito in questo scopo? Assolutamente sì. Lo dicono i numeri, lo dicono i critici e lo dice il pubblico. Entrando nel dettaglio del film, la prima cosa che lascia sbalorditi è la profondità di campo. Si ha veramente la sensazione che le immagini che stiamo vedendo non siano piatte ma che "vi si possa entrare dentro".
Visivamente il mondo di Pandora è qualcosa di meraviglioso. I colori delle piante e dei fiori, sentieri che si illuminano sotto i passi dei protagonisti, meduse luminescenti che fluttuano nell'aria non possono lasciare indifferente alcuno spettatore così come i paesaggi mozzafiato fatti di montagne sospese nell'aria e cascate d'acqua.
Per quanto riguarda i Na'vi, il popolo alieno realizzato interamente al computer grazie al "performance capture", si può dire che siano i protagonisti digitali più realistici mai visti al cinema. Fino ad oggi, per quanto fossero ben realizzati, i personaggi interamente digitali davano comunque la sensazione di essere qualcosa di diverso, qualcosa di artificiale sullo schermo rispetto ai "colleghi" in carne ossa (vedi ad esempio Gollum del Signore Degli Anelli, Jar Jar Bings di Star Wars o gli infetti di Io Sono Leggenda). I Na'vi di James Cameron sono in perfetta armonia con gli attori reali e danno veramente la sensazione di essere qualcosa di "solido" e "tangibile", in una parola, di reale. Il cast "umano" fa comunque la sua porca figura, dal lanciatissimo Sam Worthington alla veterana Sigourney Weaver, dall'azzeccato cattivo Stephen Lang al gregario di lusso Giovanni Ribisi. Le scene d'azione sono fantasmagoriche. Cameron è un regista troppo bravo per ricorrere a facili mezzucci da horror 3D, quali scagliare contro il pubblico oggetti di vario genere. Il 3D di Cameron è immersivo, veniamo avvolti totalmente da Pandora. Per questo quando Jake Sully (Sam Worthington) è in volo sul suo Ikran (una specie di pterodattilo), siamo lì con lui in picchiata tra alberi e montagne, combattendo tra astronavi e elicotteri. A proposito di astronavi ed elicotteri, la battaglia finale è grandiosa per non dire epica. Può essere tranquillamente paragonata a quella dei Campi Del Pelennor ne Il Ritorno Del Re, con grandi schieramenti che se le danno di santa ragione tra esplosioni, cariche di "cavalleria" e attacchi aerei, il tutto accompagnato da una colonna sonora vibrante e più che adeguata. Tirando le somme, questo è senza dubbio il film dell'anno. Nel momento in cui scrivo, Avatar ha appena ottenuto la nomination all'Oscar per miglior film e miglior regista (più altre 7 di carattere tecnico) , ha già vinto il Golden Globe come miglior film drammatico e ha battuto il record di Titanic (dello stesso Cameron!) di maggior incasso di tutti i tempi, sfondando il muro dei 2 miliardi di dollari. Come ha detto il critico cinematografico più famoso d'America (Roger Ebert), ad Hollywood c'è ancora un uomo che sa come spendere saggiamente 300 milioni di dollari. Quell'uomo è James Cameron, e per descriverlo può essere usato un termine senza timore di esagerare: genio!
Con: Brad Pitt, Christoph Waltz, Eli Roth, Til Schweiger, Diane Kruger, Melanie Laurent, Michael Fassbender.
Genere: Tarantiniano!!!
Durata: 2h 30min
Filmone. Ragazzi, c'è poco da fare. Quel geniaccio di Quentin Tarantino ha fatto centro un'altra volta dimostrando di essere un maestro della macchina da presa. I suoi film possono essere considerati eccessivi, esageratamente grotteschi e violenti e possono senz'altro non piacere. Ma vedendo Bastardi Senza Gloria, chiunque capisca un minimo di cinema non potrà fare a meno di concordare sul fatto che questo regista, dal punto di vista tecnico, sia senza ombra di dubbio un o dei più grandi in circolazione. Inglourious Basterds è un film tarantiniano ma allo stesso tempo un film estremamente diverso dai quelli che il regista ha diretto in precedenza. Tornano i lunghi monologhi, i dialoghi irresistibili, la violenza estrema mescolata con la solita ironia. Il tutto però è incorniciato in una confezione più classica che ammicca spesso e volentieri a grandi film del passato e che ricorre in misura minore a virtuosismi registici. Il film è diviso in capitoli, esattamente come lo era Kill Bill. Il primo, intitolato "C'era una volta nella Francia occupata dai nazisti", è un vero pezzo di bravura del regista, un capolavoro di tensione che andrebbe mostrato nelle scuole di cinema agli aspiranti registi. In questo folgorante incipit, assistiamo al confronto tra un contadino francese che tiene nascosta in casa una famiglia ebrea, e il colonnello delle SS Hans Landa (Christoph Waltz), il "cacciatore di ebrei". Per certi versi, è una scena paragonabile a quella di Pulp Fiction in cui Samuel L. Jackson e John Travolta vanno a recuperare la misteriosa valigetta. La tensione, in entrambe le scene, è ricreata alla grande da un perfetto mix di dialoghi sfolgoranti e dal sapiente uso della macchina da presa. Ogni primo piano, ogni inquadratura sono "incastrati" in maniera perfetta fino ad arrivare ad un climax magistrale che coincide con la spietata esecuzione della famigliola nascosta sotto le assi del pavimento. Superba l'interpretazione di Christoph Waltz, capace di dar vita ad un villain indimenticabile che un momento prima è un personaggio dall'aria scanzonata e (quasi) simpatica, e un attimo dopo un terrificante killer nazista. Nel secondo capitolo abbiamo la presentazione dei bastardi, e qui Tarantino tira fuori dal cilindro il solito manipolo di personaggi memorabili, così come aveva fatto per Le Iene, Pulp Fiction e Kill Bill. Un Brad Pitt in forma smagliante interpreta in maniera super ironica il tenente Aldo "l'Apache" Raine, un personaggione che ama "scalpare" i crucchi e incidere una svastica in fronte a coloro che vengono lasciati andare, in modo che restino marcati a vita col simbolo della vergogna. Poi abbiamo il sorprendentemente bravo Eli Roth (amico di Tarantino e regista dei due Hostel), che veste i panni del sergente Donny "l'orso ebreo" Donowitz, un tipetto che si diverte ad ammazzare i nazisti con la mazza da baseball. Grandiosa, per inciso, la scena dell'esecuzione dell'ufficiale tedesco, girata come un duello alla Sergio Leone. Infine abbiamo Til Schweiger, un attore di film di serie b che qui fa la sua porca figura e che interpreta il sergente Hugo Stiglitz, un ex soldato crucco arrestato e condannato a morte per aver ucciso per divertimento ben 13 ufficiali nazisti, e conseguentemente liberato e arruolato dai bastardi. Uno dei più grandi pregi di Tarantino è senza dubbio quello di saper sempre scegliere gli attori con le facce giuste, che siano essi star o perfetti sconosciuti. In Pulp Fiction si è reinventato John Travolta, in Jackie Brown ci ha fatto conoscere la bravissima Pam Grier, in Kill Bill ha fatto resuscitare David Carradine e ci ha deliziato con quel personaggione di Hattori Hanzo (Sonny Chiba). In Bastardi Senza Gloria escludendo Brad Pitt, ci ha presentato una serie di facce semisconosciute che stanno nel film come il cacio sui maccheroni. Nei capitoli successivi prosegue la lezione di grande cinema con sequenze strepitose. Una di queste è il confronto tra la bella Shoshanna Dreyfus (Melanie Laurent), unica sopravvissuta della strage nella fattoria, e Hans Landa, responsabile della morte dei suoi familiari; un'altra ancora è quella fenomenale (e forse un filino lunga) che si svolge nella taverna, con l'immancabile duello alla messicana in cui più persone si puntano addosso vicendevolmente una pistola. Roba da fuoriclasse. Il capitolo finale è l'apoteosi tarantiniana, un irresistibile delirio in cui muoiono praticamente tutti (Hitler compreso!) e dove la vendetta ebrea viene portata finalmente a compimento. Detto in parole povere, Inglorious Basterds è un grande film. Tarantino ha giocato con un pezzo drammatico e tragico di storia (la Seconda Guerra Mondiale) ed è riuscito a farci divertire lo stesso, sfornando un'opera che non è catalogabile sotto la voce di nessun genere cinematografico (di guerra non se ne vede l'ombra, di azione poco di più) se non quello unico e inimitabile di Quentin Tarantino. Segnatevi infine il nome di Christoph Waltz, magnifico attore austriaco giustamente premiato a Cannes e vero mattatore del film. Come dice Brad Pitt nella scena finale dopo aver appena marchiato in fronte il colonnello Landa, "questo potrebbe essere il mio capolavoro". Ogni riferimento (non) è puramente casuale e io sono perfettamente d'accordo.
Lo so, lo so. Comincio ad essere monotono con questi trailer. Però che ci volete fare? E' la mia passione. Inoltre è appena uscito online il primo trailer del film più atteso della prossima stagione...come quale film??? AVATAR di JAMES CAMERON!!!
Le immagini mi sembrano clamorose, le scene d'azione anche. Va sottolineato come questo kolossal sia stato progettato quasi esclusivamente per il 3D, per cui vederne pochi minuti sul monitor del pc non rende minimamente l'idea di ciò che potrà essere sul grande schermo...
Avatar a parte, sono da segnalare altri interessanti trailer.
Dopo l'epica parentesi della saga di Tolkien e in attesa della trasposizione de Lo Hobbit, Peter Jackson torna alla regia con un thriller dalle tinte fantasy tratto da un romanzo di successo. Il titolo del film è The Lovely Bones (Amabili Resti, in italiano) e racconta la storia di una bambina che è stata assassinata e che dall'aldilà cercherà di aiutare i suoi cari ad acciuffare l'impunito carnefice. Cast di tutto rispetto con Susan Sarandon, Mark Whalberg, Stanley Tucci e Saoirse Ronan, la bambina prodigio di Espiazione.
Di tutto rispetto anche la coppia di protagonisti di un altro thriller più incentrato sull'azione. In Law Abiding Citizen, Gerard Butler la farà pagare molto cara a Jamie Foxx, l'avvocato che ha permesso agli assassini della famiglia di Butler, di farla franca. Vendetta. Tremenda vendetta.
Solo la prossima estate avremo il piacere di vedere il nuovo lavoro di Christopher "The Dark Knight" Nolan, che si è preso una pausa (speriamo breve) dalle vicende di Batman. Di Inception, questo il titolo del film, si sa poco e nulla e anche il trailer non mostra granchè in poco più di 60 secondi. Quel che è certo è che sarà un thriller fantascientifico intrippante, con un budget di ben 200 milioni di dollari (e vai!!!) e un cast stellare in cui spiccano Leo Di Caprio, Michael Caine, Marion Cotillard e Cillian Murphy. Nolan per ora non ha sbagliato un film, difficile che sbagli stavolta con questo materiale per le mani.
Inizia piano, piano, a dissolversi l'alone di mistero che avvolge uno dei film più attesi della prossima stagione cinematografica, vale a dire Avatar del grande James Cameron. Ad Amsterdam (perchè Amsterdam???) sono stati proiettati per un pubblico di giornalisti e critici, 24 minuti di pellicola e i commenti che ne sono conseguiti sono stati del tipo "lascia a bocca aperta!" e "toglie il fiato!".
Non si può certo dire che a James Cameron piacciano le piccole produzioni, visto che per la quarta volta nella sua carriera di regista batterà il record di film più costoso nella storia del cinema. Era successo prima con Terminator 2, poi con True Lies e Titanic, e adesso con Avatar. Si dice che il film sia visivamente straordinario, con effetti speciali mai visti e personaggi completamente digitali mai così vivi e reali. Della trama sappiamo che in un futuro lontano, l'umanità scoprirà un pianeta chiamato Pandora, ricco di risorse e abitato da una razza aliena chiamata Na'vi. Ovvio che tempo tre secondi, gli umani vorranno mettere le manacce sul pianeta scatenando una guerra galattica. Nel cast vedremo il lanciatissimo Sam Worthington (Marcus nell'utlimo Terminator), Zoe Saldana (Uhura in Star Trek) e la veterana Sigourney Weaver. Nell'attesa spasmodica di vedere un trailer, facciamoci bastare queste due misere immagini...
Alla Disney sono stati un pò meno tirchi rispetto alla Fox, visto che è stata pubblicata qualche immagine in più dell'attesissima versione Burtoniana di Alice Nel Paese Delle Meraviglie.
Che dire di questo film? Quella di Alice è una delle mie favole preferite e ho letteralmente adorato il film d'animazione della Disney. Se poi decidi di fare un film, di farlo dirigere a Tim Burton (un genio) e di mettere Johnny Depp nei panni del Cappellaio Matto, allora inizia a venirmi la bava alla bocca! Citando il "vecchio" Morpheus in Matrix: non vedo l'ora di vedere "quant'è profonda la tana del Bianconiglio!" Dopo le foto, veniamo a qualche nuovo trailer. Il primo è quello di "The Box", film diretto da Richard Kelly, già autore del sopravvalutatissimo (a mio parere) Donnie Darko. In questo thriller vedremo una coppia in crisi economica (Cameron Diaz e James Marsden) alle prese con un misterioso pacco recapitatogli dal mefistofelico Frank Langella. Il pacco contiene un oscuro marchingegno dotato di un pulsante rosso. Premendo quel pulsante la coppia riceverà in dono un milione di dollari ma al tempo stesso toglierà la vita ad un ignaro malcapitato da qualche parte sul pianeta. Premere o non premere?
Il secondo trailer riguarda l'ultima fatica di M. Night Shyamalan, che dopo l'immeritato flop di The Happening si è buttato sul genere fantasy per ragazzi. In The Last Airbender seguiremo le gesta di Aang, una specie di prescelto che dovrà sventare un'imminente guerra tra le nazioni del fuoco, della terra, dell'acqua e dell'aria. Il film è tratto da una serie animata, molto popolare negli Usa.
Il terzo e ultimo trailer ci introduce alla fine del mondo, tanto per cambiare. Non contento di aver già distrutto in passato consistenti porzioni di pianeta con film come Independence Day, Godzilla e The Day After Tomorrow, Roland Emmerich ci riprova con 2012, un disaster-movie basato sull'ormai arcinota profezia Maya secondo la quale il mondo finirà proprio tra 3 anni. Non sarà un film da intellettuali, ma gli effetti speciali sembrano a dir poco strepitosi. Si salvi chi può!